Nessuno osa affrontare la vera anomalia della democrazia italiana

 

24 Marzo 2014

L’Unità – Dati alla mano

Chiunque abbia a cuore in nostro paese non può che augurare buona fortuna al nuovo governo di Matteo Renzi. Ci sono purtroppo molti motivi per rimanere dubbiosi sulle sue possibilità di fare meglio del governo che l’ha preceduto. Permangono gli stessi vincoli interni: stesso parlamento, stessa maggioranza, stessi vincoli burocratici. Permangono anche gli stessi vincoli esterni e, in particolare, gli stessi limiti ad ogni possibilità di implementare politiche economiche di segno espansivo, vincoli che vengono da Bruxelles e dai mercati finanziari. Bisogna essere parecchio naive per credere veramente che il problema del governo Letta fosse la mancanza di iniziativa, energia o volontà politica, piuttosto che l’oggettiva presenza di vincoli politici sia interni che esterni.

A guardare meglio però si potrà notare una differenza importante nel panorama politico che ha portato Renzi al governo: l’accordo con Silvio Berlusconi sulla legge elettorale che Renzi intende usare per disciplinare i partiti piccoli della coalizione di governo. Non si tratta di un’alleanza di governo, Berlusconi rimane furbamente all’opposizione a preparare il suo ritorno, magari con un leader che il suo impero mediatico può creare dal nulla in due settimane. L’asse Berlusconi-Renzi sembra invece per ora una sorta di grand-coalition con il solo scopo di fare riforme costituzionali e passare la legge elettorale. La nuova legge penalizzerebbe seriamente i partiti minori imponendo soglie di sbarramento dell’8% (4,5% in coalizione). Questa è la più importante novità e di fatto l’unica vera differenza fra la nuova proposta ed il porcellum, la legge elettorale inventata da Berlusconi nel 2006 per impedire la vittoria di Prodi.

L’alleanza fra Berlusconi e Renzi implica che d’ora in avanti la politica (inclusa la politica economica) opererà all’ombra della riforma elettorale. Tutto ciò è particolarmente importante per il Nuovo Centrodestra, il gruppo che si staccò da Berlusconi per continuare a sostenere il governo Letta. I sondaggi ci dicono che NCD non supererebbe le soglie che Berlusconi e Renzi intendono imporre. Contemporaneamente Forza Italia si mantiene regolarmente ben al di sopra del 20% nonostante abbia un leader condannato per frode fiscale, interdetto dai pubblici uffici e cacciato dal parlamento.

Bene, si potrà dire, questa di Renzi è una bella mossa: cercare di mettersi in saccoccia i partiti della sua coalizione in modo da non doverne subire i ricatti. Una nuova legge elettorale è la condizione per permettere al governo di svolgere al pieno la sua funzione di esecutivo e passare le riforme che si propone di realizzare. Questa è la ragione per cui Renzi spinge per un cambiamento rapido della legge elettorale e questa è anche la ragione per cui in tanti nella sua coalizione e nello stesso PD cercano di procrastinarla il più possibile, visto che lo status quo (legge elettorale proporzionale a seguito della sentenza della Corte Costituzionale) non premierebbe Renzi.

Il problema di questa strategia, comunque vada a finire, è che porta con sé un costo enorme: la riabilitazione politica di Berlusconi, da evasore fiscale condannato in terzo grado di giudizio a padre fondatore della costituzione italiana. Alla fine ciò potrà significare ancora una volta la sopravvivenza politica di Berlusconi per mano di un leader della sinistra italiana. E’ in effetti piuttosto impressionante dover notare quanta attenzione gli italiani hanno dedicato a riforme di tipo istituzionale negli ultimi venti anni, mai affrontando invece la più importante anomalia della democrazia italiana: il conflitto d’interessi (di Berlusconi ma non solo) e un grado di condizionamento sulle televisioni pubbliche e private che è intollerabile per un paese democratico.

La sinistra italiana ha sistematicamente sottovalutato questa anomalia e Renzi non fa eccezione. Al contrario, una delle sue prime preoccupazioni è stata quella di rassicurare Berlusconi che il suo conflitto d’interessi non verrà toccato. Il ministro per lo sviluppo economico, responsabile anche per media e telecomunicazioni, è stato affidato a Federica Guidi, una persona vicina e sicuramente affidabile per Berlusconi. Questo è il miglior segnale che l’impero mediatico di Berlusconi non corre rischi. In realtà la stessa Guidi è in una posizione piuttosto delicata quanto a conflitto d’interessi dato che la sua azienda di famiglia (Ducati Energia, oltre 700 dipendenti in vari paesi) dipende in maniera sostanziosa dalle commesse del settore pubblico. Inoltre, con Enrico Costa sottosegretario alla giustizia, si sono fornite ulteriori garanzie a Berlusconi in un’altra area di cruciale importanza per l’ex primo ministro.

Non c’è motivo di essere sorpresi. Il pluralismo mediatico non è mai entrato nell’ agenda di Renzi. Il mito della salvezza che viene attraverso riforme istituzionali rimane invece intatto nell’unico paese nel mondo sviluppato in cui una legge elettorale non dura più di un decennio. Eppure nessuna riforma costituzionale e nessuna nuova legge elettorale potrà migliorare la qualità della nostra democrazia se i mass media rimangono troppo condizionati dalla politica e la qualità del dibattito pubblico non migliora. Ciononostante, nessuno osa affrontare la principale anomalia della nostra democrazia. Mi chiedo come mai….

Traduzione dall’inglese. Versione originale pubblicata su EUROPP e disponibile al link http://blogs.lse.ac.uk/europpblog/2014/03/20/the-real-problem-in-italian-democracy-is-not-the-electoral-system-but-silvio-berlusconis-continued-grip-over-the-countrys-media/